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Scheda patologia

Scheda: Fratture

21 ottobre 2026 4 min Luca Bonato Revisionato il 21 ottobre 2026
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Radiografia osservata in controluce

Dopo una frattura di mano, polso o gomito l’osso guarisce in alcune settimane, ma l’immobilità lascia spesso rigidità, gonfiore e perdita di forza. La riabilitazione serve a recuperare movimento e funzione, cominciando a muovere appena il medico lo consente.

Una frattura di mano, polso o gomito guarisce quasi sempre. Quello che non guarisce da solo è ciò che accade attorno all’osso mentre si consolida: la rigidità delle articolazioni vicine, il gonfiore che non si riassorbe, i tendini che perdono scorrimento, la muscolatura che si riduce. È qui che la riabilitazione decide il risultato finale.

Il vero problema non è l’osso

La mano è fatta di molte articolazioni piccole e di tendini lunghi che scorrono in guaine strette. È una struttura che tollera male l’immobilità: bastano poche settimane di gesso perché i tessuti molli si accorcino, le capsule articolari si retraggano e le aderenze comincino a fissare i piani che dovrebbero scivolare l’uno sull’altro. Il paradosso della traumatologia della mano è che spesso il segmento fratturato torna solido e il dito accanto, mai rotto, resta il più rigido.

A questo si aggiunge l’edema. Il gonfiore post-traumatico non è solo un fastidio estetico: è un tessuto ricco di proteine che, se ristagna, si organizza e diventa esso stesso un freno meccanico al movimento. Controllarlo fin dai primi giorni è una delle azioni con il rendimento più alto di tutto il percorso.

Le fasi del recupero

Nella fase di consolidamento l’obiettivo è proteggere la frattura e allo stesso tempo tenere in movimento tutto ciò che può muoversi: le articolazioni non coinvolte, la spalla, il gomito, le dita libere. Quando il consolidamento lo consente si passa al recupero dell’articolarità, gradualmente e senza forzature dolorose. Solo dopo, su un’articolazione che ha ritrovato escursione, si costruisce forza. Invertire questi tempi — cercare forza su un’articolazione ancora rigida — è l’errore che allunga i percorsi.

Il ruolo della fisioterapia

Il terapista della mano lavora in accordo con il chirurgo o l’ortopedico, perché i tempi di carico dipendono dal tipo di frattura e dalla sintesi utilizzata. Gli strumenti sono il controllo dell’edema, la terapia manuale per restituire scorrimento ai piani tissutali, le ortesi — che qui non servono solo a proteggere ma anche a portare progressivamente un’articolazione retratta verso l’escursione perduta — e l’esercizio, prima per la mobilità e poi per la forza, fino al ritorno ai gesti reali della giornata e del lavoro.

Sintomi

  • Dolore e gonfiore nella sede della frattura, spesso esteso alle dita.
  • Limitazione del movimento delle articolazioni vicine al focolaio.
  • Rigidità che aumenta dopo il periodo di immobilizzazione.
  • Perdita di forza nella presa e difficoltà nei gesti quotidiani.
  • Talvolta ipersensibilità o alterazione della sensibilità della cute nella zona.

Cause

  • Cadute sulla mano aperta, la causa più frequente di frattura del polso.
  • Traumi diretti e schiacciamenti, tipici degli infortuni sul lavoro.
  • Traumi sportivi da contatto o da caduta.
  • Fragilità ossea da osteoporosi, che rende sufficiente un trauma di bassa energia.

Diagnosi

La diagnosi di frattura è radiografica e di competenza ortopedica; la TC serve nelle fratture articolari complesse per definire i frammenti. Nella fase riabilitativa la valutazione cambia oggetto: si misurano l’escursione articolare con il goniometro, il volume dell’edema, la forza di presa e di pinza, la sensibilità e l’autonomia nelle attività quotidiane. Sono questi parametri, ripetuti nel tempo, a dire se il percorso sta funzionando.

Trattamenti

Tutori

Tutori personalizzati per stabilizzare la frattura nella fase di guarigione e in una seconda fase allungare i tessuti rigidi se necessario.

Terapia Manuale

Tecniche specifiche per ridurre il dolore e aumentare la flessibilità dei tessuti.

Esercizi di Mobilità e rinforzo muscolare

Verranno proposte esercizi specifici per migliorare la flessibilità e il controllo neuromuscolare. Seguirà un percorso di rinforzo muscolare per garantire stabilità e resistenza al segmento coinvolto.

Tempi di recupero

Il consolidamento osseo richiede in genere 4-8 settimane, ma il recupero funzionale completo è più lungo: 3-6 mesi per le fratture del polso, con variabilità legata al tipo di frattura e alla rigidità iniziale.

Quando rivolgersi subito a uno specialista

  • Dolore sproporzionato, con cute lucida, alterazioni del colore, della temperatura e della sudorazione: quadro da segnalare subito, può indicare una sindrome dolorosa regionale complessa.
  • Formicolio persistente, perdita di sensibilità o deficit di forza di nuova comparsa.
  • Gonfiore che aumenta rapidamente con dolore ingravescente sotto il tutore o il gesso.

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